Le vicende storiche dell'Alto (476-999) e Basso Medio Evo (1000-1492) sono inevitabilmente intrecciate con quelle dei centri ben più importanti del nostro paese. Nelle varie cronache dell'epoca o negli studi più recenti di vari studiosi abruzzesi, ci si imbatte in Bacri di Teate, Batro, Bacrum, Arovacro e altre denominazioni che hanno contrassegnato questo borgo sotto le varie dominazioni straniere. Nel periodo longobardo, Vacri apparteneva al Gastaldato di Teate e la chiesa di San Callisto "con 30 moggia di terreno e relative celle, dotazioni e libri" venne donata, dal Conte Trasmondo nel dicembre del 1056, a Rolando, preposto del monastero benedettino di S.Liberatore, a sua volta sotto il controllo della Badia di Montecassino. Nell'epopea normanna e sveva, nella parte centromeridionale della penisola, il paese era sotto la giurisdizione dei Conti di Manoppello (Comitatu Manuppelli). La Contea era la più grande dell'Aprutium e comprendeva le valli del Pescara, del Foro e del Sangro. Nel 1173 il governatore Guillelmo Picino raddoppiò il tributo dei militi a cavallo, mettendo a disposizione del Conte Pietro di Paleara e del Re Guglielmo II d'Altavilla, quattro cavalieri per le spedizioni in Terrasanta. Con l'avvento degli angioini, Vacri venne ceduta al nobile di origini provenzali Bertrando del Balzo, il quale possedeva altri insediamenti in Campania e in Puglia, ottenuti per meriti militari nella fortunata campagna d'Italia, che ebbe il suo epilogo nel 1268 con la battaglia di Tagliacozzo e con la definitiva sconfitta di Corradino e di tutti gli alleati della dinastia sveva. Negli anni successivi il destino di Vacri rimase ancora legato al Regno di Napoli e alla città di Chieti, da cui provenivano le varie nobili casate che ne assunsero il controllo fino alla fine del feudalesimo.